L’intervento di P. Michel Van Parys al centenario della nascita di Bruno Martellotta

Aderendo alle richieste ricevute, pubblichiamo il testo dell’intervento svolto da P. Michel Van Parys, Abate Egumeno della Abbazia di S. Maria di Grottaferrata e Presidente Onorario della nostra associazione, durante la celebrazione del centenario della nascita di Bruno Martellotta organizzata dal Comune di Grottaferrata, a Villa Cavalletti, il 10 ottobre 2015.

(testo integrale)

Non ho conosciuto personalmente Bruno Martellotta.

Da quando sono arrivato a Grottaferrata, due anni fa, ho sentito parlare innumerevoli volte di lui.

Uomo di cultura, educatore, animatore culturale civico e studioso, come ha ricordato il Sig. Sindaco.

Amico della comunità monastica e dell’Abbazia di S. Nilo.

Il suo rapporto con l’Abbazia è stato intenso e proficuo, sia a livello di studio (era un assiduo frequentatore della Biblioteca monastica e della Biblioteca statale) sia di attività concreta, soprattutto nell’ambito del G.A.L.

Attribuiva un grande valore all’impegno dei volontari a sostegno della promozione e della valorizzazione dei beni culturali del territorio.

Era dotato di un entusiasmo educativo grazie al quale riusciva a “contagiare” chi lo accompagnava nel suo impegno di studio e di azione culturale e sociale.

Promuove i corsi di formazione dei volontari che operano come guide per le visite all’Abbazia e alla catacomba Ad Decimum, li coordina e ne cura sia l’organizzazione che la didattica. Ancora oggi i corsi di di formazione delle guide volontarie del G.A.L. sono impostati secondo lo schema didattico da lui definito e tuttora vengono utilizzati i suoi appunti sulla storia, le sue annotazioni sulle iscrizioni e le epigrafi, le sue schede descrittive ed esplicative.

Appassionato di archeologia e di storia, compie studi e ricerche sul territorio di Grottaferrata e dei Castelli Romani, che lo portano alla importante scoperta di una antica tomba “principesca” nella zona del Vivaro, sopra Rocca di Papa. Ottiene anche il recupero e l’affidamento al Museo dell’Abbazia di gran parte dei reperti che erano stati sottratti alla tomba da abusivi e dispersi presso numerosi detentori.

E’ notevole il suo impegno come animatore e organizzatore culturale, per la valorizzazione non solo del patrimonio storico e culturale dei Castelli Romani ma anche delle esperienze di vita associativa a Grottaferrata.

Mi permetto a questo punto alcune riflessioni sul ruolo della cultura nella nostra società.

Siamo oggi spettatori impotenti della distruzione di grandi opere del patrimonio culturale dell’umanità. La volontà di cancellare la memoria della cultura e della diversità culturale ci spinge verso la barbarie.

Una società che cancella la memoria si autodistrugge, non ha futuro.

Bruno Martellotta ha cercato con passione, come archeologo e storico, le tracce della sua storia. Ha saputo trasmettere a più giovani la sua passione. Così ha ricondotto alla luce la storia di questa terra così ricca di storie diverse. Questa terra dove le testimonianze di culture diverse ci parlano di dialogo, di fecondazione reciproca delle culture. Basta pensare all’incontro millenario tra cultura greca e bizantina e cultura latina a Grottaferrata, grazie a S. Nilo e S. Bartolomeo.

La figura e l’opera di Bruno Martellotta mi fanno venire alla mente il grande umanista e filosofo italiano Giovanni Pico della Mirandola, che nella sua celebre Oratio de dignitate hominis (V, 21-23), pubblicata nel 1486, fa definire così dal Creatore stesso (con un efficace procedimento retorico e letterario) l’essenza dell’uomo:

Ti ho posto nel mezzo del mondo affinché tu possa da qui vedere meglio ogni cosa nel mondo. Noi non ti abbiamo fatto nè celeste nè terreno, nè mortale nè immortale, affinché, essendo libero, tu possa plasmarti, straordinario formatore e scultore di te stesso, nella forma che scegli tu…“.

Vorrei concludere queste brevi considerazioni con le parole di un altro grande maestro e pedagogo.

E’ un monaco di lingua siriaca del quinto secolo, Narsai di Nisibe, studioso della Bibbia e poeta. Faceva parte della scuola teologica di Edessa (Urfa) nell’attuale Turchia. Nel 471 è dovuto fuggire a Nisibe, nell’impero persiano, dove ha fondato una nuova scuola teologica.

La sua storia sfortunata è emblematica ancora oggi delle disgrazie di tanti uomini e  di tante donne, minoranze cristiane o altre, in queste terre del Medio Oriente…

Le sue parole appaiono come un giusto elogio di Bruno Martellotta.

Colui che possiede soltanto se stesso non possiede nulla,

perchè egli non sussiste senza molti (altri).

Infatti senza le membra, l’anima non sussiste nel corpo

e senza di esse non riceve la ricompensa delle sue fatiche.

L’anima ha bisogno delle membra, benchè sia anima;

l’uomo, ancor più, ha bisogno dell’altro.

L’uomo adempie il cammino della giustizia con l’altro

e se è giustificato senza l’altro, non è un uomo.

L’uomo non può diventare uomo senza l’altro

e la giustizia senza l’uomo non è giustizia.

Tu cerchi di essere giusto e buono, o uomo:

fai ai tuoi compagni quello che desideri sia fatto a te.

Tu vuoi entrare con i sapienti in questa felicità:

istruisci gli stolti, ed ecco sei a capo dei sapienti.

Nessuno vi entra finchè non porta altri con sé,

così è richiesto a coloro che vi entrano.

Il portinaio chiederà a colui che vi entra: “Porti qualcuno con te?”

Vi entrerà se porta qualcuno, altrimenti rimarrà sulla porta.

Narsai di Edessa, L’olio della misericordia.

Omelia sulle dieci vergini [Mt 25, 1-13]

Bose 1997, pp. 33-34

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