Omelia di P. Michel Van Parys

Chevetogne, Natale 2020


L’adorazione dei Magi

Letture: Gal 4, 4-7; Mt 2, 1-12

Arrivano da lontano! I Magi giungono a Gerusalemme da un paese dell’Oriente: hanno visto sorgere a oriente la stella del re dei Giudei che è appena nato.

I magi arrivano da molto lontano. Poiché osservano il cielo e scrutano con tanta attenzione gli astri, sono partiti dalla patria di Abra-mo, da Ur in Caldea. I caldei al tempo di Gesù, e già da secoli, erano famosi per la loro scienza astronomica e astrologica. Il libro del profeta Daniele ci insegna anche che i magi caldei erano esperti nella interpretazione dei sogni (Dan 2,2.10 LXX).

Ma che cosa hanno visto questi maghi, per intraprendere un viaggio così pericoloso lungo una delle antiche vie della seta? Notiamo per inciso che il vangelo di Matteo non dice che i nostri magi erano dei re o che erano in numero di tre. Cosa hanno visto dunque i magi astronomi? Una stella, un’astro nascente…

Arrivati a Gerusalemme presso il re Erode, l’autorità politica del tempo in Giudea, gli domandano: «Dov’è il re dei Giudei che è appena nato? Perché abbiamo visto la sua stella in Oriente e veniamo a rendergli omaggio». Erode si inquieta! Non è forse lui il «re dei Giudei», nominato dall’occupante romano, pur senza appartenere alla discendenza del re David? È possibile che questi stranieri, anche se sono astrologi, sappiano più di lui su un figlio di David, futuro rivale e minaccia per la sua regalità e per la sua dinastia illegittima, che è appena nato?

San Matteo lascia intendere che dei magi pagani ne sapevano più dell’astuto Erode e non ignoravano la profezia di un antico mago e profeta pagano, Balaam, di cui parla il libro dei Numeri nell’Antico Testamento. Secoli prima della nascita del Signore Gesù, il re del popolo nemico Moab, aveva convocato l’indovino e profeta Balaam affinché maledisse il popolo d’Israele, che stava per entrare nella Terra Promessa dopo quarant’anni di traversata del deserto del Sinai.  Balaam è convocato per maledire Israele, ma Dio gli ordina di benedire il Popolo eletto. Ecco la benedizione del profeta pagano dopo, dice la Scrittura, «che egli ha visto una visione di Dio in sogno e che i suoi occhi sono stati appassiti» (Nb 24, 16 LXX): «Io lo con-templo, ma non da vicino. Un astro sorge da Giacobbe, un uomo emergerà da Israele» (Nb 24, 17 LXX). L’astro è l’emblema di un re. Il Signore Gesù, alla fine dell’ultimo libro della Bibbia, l’Apocalisse, si presenta così: «Io, Gesù, Io Sono la radice e la stirpe di David, la stella radiosa del mattino»  (Ap 22,16).

I magi astronomi leggono il Libro della Creazione. Ma per comprenderlo hanno bisogno del Libro della rivelazione, il Libro della Parola di Dio. Il re Erode è allora obbligato a consultare i sommi sacerdoti e gli scribi ebrei: «Dove deve nascere il Cristo» secondo le Scritture? Erode ha capito molto bene che questo «astro» era il Messia atteso, il futuro re d’Israele. La risposta alla sua domanda è inequivocabile: a Betlemme di Giuda, la patria del re David!

I Magi si mettono in cammino verso Betlemme. Con loro grandissima gioia l’astro li guida di nuovo, fino alla mangiatoia, poi scompare. Sì, il segno si annulla davanti all’umile e così fragile aspetto del Bambino, di cui «il Regno non avrà fine» (Lc 1,33). I magi offrono i loro preziosi doni: oro, mirra e incenso. Erode, con doppiezza, aveva chiesto loro di tornare a Gerusalemme per indicargli il luogo esatto della nascita del Cristo.  Si profila già la minaccia mortale che pesa sul Messia, il Signore Gesù. I magi «avvertiti in sogno di non tornare da Erode, si ritirarono nel loro paese seguendo un’altra via».

Ricordiamoci ora che i magi non erano solo astrologi provetti ma anche esperti nell’interpretazione dei sogni e delle visioni. Essi dunque obbediscono all’ordine di Dio.

Per concludere, richiamiamo una bellissima esegesi iconografica di questo sogno «magico». Si tratta di una scultura che si trova nella Cattedrale di St. Lazare d’Autun. Si trova vicino all’altare maggiore. Lo scultore, Ghislebert, ci mostra i tre magi che dormono sotto una stessa coperta e appoggiano la loro testa coronata sullo stesso cuscino. Hanno viaggiato per settimane e la loro ricerca ha avuto successo. Dormono contenti del sonno dei giusti.

Ma ecco che un angelo tocca leggermente con un dito il mignolo scoperto del più giovane dei tre. In effetti, i tre re magi rappresentano le tre età della vita umana, la gioventù, l’età matura, la vecchiaia barbuta. L’angelo, assente dal vangelo di Matteo, indica con il dito la stella cioè l’astro del Re-Messia. L’astro che ha guidato il loro cammino fino a Betlemme è scomparso. Cede il posto ormai all’«astro dall’alto» del Messia Gesù, la nostra guida «sulla via della pace», «l’astro splendente, il mattino che si leva» (Apc 22,16), al mattino dell’ottavo giorno. L’angelo che risveglia tocca delicatamente con un dito il più giovane dei tre re magi. Quest’ultimo apre subito gli occhi, pronto a tornare a casa «per un’altra via». Il re mago adulto apre a fatica un occhio. Il re anziano non apre gli occhi e continua a dormire profondamente.

Non sarebbe questa una buona lezione da imparare, un invito che il Signore Gesù ci rivolge in questo giorno di Natale? Ci incoraggia a risvegliarci dal nostro torpore spirituale e a seguire l’astro del mattino, da Natale fino a Pasqua, dalla vita, per mezzo della croce, alla Vita vivente. Sant’Agostino l’ha detto magnificamente: la via (o cammino) dei re magi cambia (via mutata); ora anche la nostra vita di cristiani deve cambiare (vita mutata). Lasciamoci toccare dall’angelo che ci mostra il Cristo.

fr. Michel


Lectures: Gal 4, 4-7; Mt 2, 1-12

Ils arrivent de loin ! Les mages arrivent à Jérusalem du pays de l’Orient : ils ont vu se lever à l’orient l’étoile du roi des Juifs qui vient de naître.

Les mages arrivent de très loin. Puisqu’ils observent le ciel et scrutent avec tant d’attention les astres, ils sont partis de la patrie d’Abraham, d’Ur en Chaldée. Les chaldéens au temps de Jésus, et depuis des siècles déjà, étaient célèbres pour leur science astronomique et astrologique. Le livre du prophète Daniel nous apprend aussi que les mages chaldéens s’y connaissaient en interprétation des songes (Dan 2, 2.10 LXX).

Mais qu’est-ce que ces mages ont vu, pour entreprendre un si périlleux voyage le long d’une des routes antiques de la soie ? Remarquons en passant que l’évangile de Matthieu ne dit pas que nos mages étaient des rois ou qu’ils étaient au nombre de trois. Qu’ont donc vu les mages astronomes ? Une étoile, un astre naissant…

Arrivés à Jérusalem auprès du roi Hérode, l’autorité politique du temps en Judée, ils lui demandent : « Où est le roi des Juifs qui vient de naître ? Car nous avons vu son étoile en Orient et nous venons lui rendre hommage ». Hérode s’inquiète ! N’est-il pas lui le « roi des Juifs », nommé par l’occupant romain, sans être de la descendance du roi David ? Est-il possible que ces étrangers, tout astrologues qu’ils sont, en savent plus que lui sur un fils de David, futur rival et menace pour sa royauté et sa dynastie illégitime, qui vient de naître?

Saint Matthieu laisse entendre que des mages païens en savaient plus que le rusé Hérode, et n’ignoraient pas la prophétie d’un antique mage et prophète païen, Balaam, dont parle le livre des Nombres dans l’Ancien Testament. Des siècles avant la naissance du Seigneur Jésus, le roi du peuple ennemi Moab, avait convoqué le devin et prophète Balaam pour maudire le peuple d’Israël, sur le point d’entrer dans la Terre Promise après quarante ans de traversée du désert du Sinaï.  Balaam est convoqué pour maudire Israël, mais Dieu lui enjoint de bénir le Peuple élu. Voici la bénédiction du prophète païen après, dit l’Ecriture, « qu’il a vu une vision de Dieu en songe et que ses yeux ont été dessillés » (Nb 24, 16 LXX) : « Je le contemple, mais ce n’est pas de près. Un astre sort de Jacob, un homme se dressera d’Israël » (Nb 24, 17 LXX). L’astre est l’emblème d’un roi. Le Seigneur Jésus, tout à la fin du dernier livre de la Bible, l’Apocalypse, se présente ainsi : « Moi, Jésus, Je Suis le rejeton et la postérité de Davis, l’astre brillant du matin » (Apc 22, 16).

Les mages astronomes lisent le Livre de la création. Mais pour le comprendre ils ont besoin du Livre de la révélation, le Livre de la Parole de Dieu. Le roi Hérode est alors obligé de consulter les grand-prêtres et les scribes juifs : « Où doit naître le Christ » selon les Ecritures ? Hérode a très bien compris que cet « astre » était le Messie attendu, le futur roi d’Israël. La réponse à sa question est sans équivoque : à Bethléem de Juda, la patrie du roi David !

Les mages se mettent en route vers Bethléem. A leur très grande joie l’astre les guide de nouveau, jusqu’à la crèche, puis il disparaît. Oui, le signe s’efface devant l’humble, la si fragile, apparence de l’Enfant dont « le Règne n’aura pas de fin » (Lc 1, 33). Les mages offrent  leurs précieux cadeaux : or, myrrhe et encens. Hérode, avec duplicité, leur avait demandé de repasser à Jérusalem pour lui indiquer le lieu exact de la naissance du Christ.  Déjà se profile la menace mortelle qui pèse sur le Messie, le Seigneur Jésus. Les mages « avertis en songe de ne pas retourner auprès d’Hérode, se retirèrent dans leur pays par un autre chemin ».

Rappelons-nous maintenant que les mages n’étaient pas seulement des astrologues chevronnés, mais également des experts en interprétation des songes et rêves. Ils obéissent donc à l’injonction de Dieu.

Pour conclure, évoquons une très belle éxégèse iconographique de de ce rêve « magique ». Il s’agit d’une sculpture qui se trouve dans la cathédrale St. Lazare d’Autun. Elle se trouve près du maître autel. Le sculpteur, Ghislebert, nous montre les trois mages, dormant sous une même couverture  et reposant leur tête couronnée sur le même oreiller. Ils ont voyage pendant des semaines, leur quête a été couronnée de succès. Ils dorment contents du sommeil des justes.

Mais voici qu’un ange touche légèrement du doigt le petit doigt découvert du plus jeune des trois. En effet, les trois rois mages représentent les trois âges de la vie humaine, la jeunesse, l’âge mûr, la vieillesse barbue. L’ange, absent de l’évangile de Matthieu, indique du doigt l’étoile ou l’astre du Roi-Messie. L’astre qui a guidé leur marche jusqu’à Bethléem a disparu. Il fait place désormais à l’ « astre d’en haut » du Messie Jésus, notre guide « sur le chemin de la paix », « l’astre brillant, le matin qui se lève » (Apc 22, 16), au matin du huitième jour. L’ange excitateur touche délicatement du doigt le pus jeune des trois rois mages. Celui-ci ouvre les yeux aussitôt, prêt à retourner chez lui « par une autre voie ». Le roi mage adulte, lui, ouvre péniblement un œil. Le vieux roi n’ouvre même pas les yeux et continue de dormir profondément. 

Ne serait-ce pas là une bonne leçon à retenir, une invitation que nous adresse le Seigneur Jésus en ce jour de Noël ? Il nous encourage à nous réveiller de notre torpeur spirituelle et à suivre l’astre du matin, de Noël jusqu’à Pâques, de la vie, par la croix, jusqu’à la Vie vivante. Saint Augustin l’a magnifiquement dit : la voie (ou le chemin) des rois mages change (via mutata) ; maintenant notre vie de chrétiens doit -elle aussi changer (vita mutata). Laissons-nous toucher par l’ange qui nous montre le Christ.

fr. Michel